Racconto delle convivenze

Introduction:

Come più volte sottolineato in queste linee guida, RWI vuole contribuire a realizzare un cambiamento culturale, che passa anche attraverso un modo diverso di raccontare i fenomeni migratori. Per questo motivo, la narrazione delle esperienze di convivenza è un aspetto fondamentale delle attività dell’associazione, che parte dal basso - ossia dalla raccolta di informazioni in tutti i territori in cui RWI è attiva - ed è elemento integrante della metodologia di lavoro di RWI. Da questo punto di vista, il ruolo degli attivisti/facilitatori è dirimente: avendo un contatto diretto, personale e costante con i protagonisti delle convivenze, rappresentano l’anello di congiunzione fra le famiglie, i rifugiati e l’ufficio comunicazione di RWI. I facilitatori sono le “antenne” di RWI, in grado di raccogliere spunti, riflessioni e curiosità, anche in virtù del rapporto di fiducia che li lega alle famiglie e ai rifugiati.

Come si fa?

Il punto di partenza è una valutazione approfondita sulla effettiva disponibilità dei membri della famiglia ospitante e del rifugiato ad essere parte attiva del nostro racconto. I protagonisti delle convivenza, specie i rifugiati, potrebbero essere reticenti rispetto all’esposizione mediatica o poco inclini a raccontarsi: in questo caso è importante spiegare nel dettaglio, con il tatto e le cautele del caso, la finalità delle attività di comunicazione. In caso di disponibilità, fare riferimento alle seguenti indicazioni che, pur non avendo alcuna pretesa di esaustività, possono essere delle utili linee guida. 

A inizio convivenza, fare firmare la liberatoria per l’uso delle immagini e chiedere di poter scattare qualche foto. 

Raccogliere, nella fase iniziale di conoscenza della famiglia e del rifugiato, informazioni sul perchè hanno deciso di di aderire al progetto di RWI e quali aspettative hanno in merito. 

Durante i contatti – telefonici o di persona – successivi all’inizio della convivenza, cercare, sempre con tatto e opportunità, di raccogliere elementi utili ad arricchire il racconto delle storie. 

Non aver timore di fare domande; essere curiosi e sempre attenti a cogliere dettagli e aneddoti. 

Ogni volta che si ha un incontro con i protagonisti della convivenza cercare, ove possibile e con tatto, di scattare loro delle foto, anche in situazioni di vita quotidiana. 

Cercare di compilare, in modo puntuale, un diario delle convivenze, che ha lo scopo di raccogliere in modo strutturato gli aspetti più salienti del vissuto dei protagonisti della convivenza. 

Incoraggiare famiglie e rifugiati, qualora ci fossero le condizioni e la volontà, a raccontare in modo autonomo l’esperienza di convivenza, tenendo un “diario” o scegliendo altre modalità che consentano loro di esprimere direttamente il proprio punto di vista. 

Condividere, con le famiglie e i rifugiati, i il materiale che si intende diffondere prima che venga pubblicato e assicurarsi che ci sia accordo sui contenuti.

Inviare il materiale raccolto all’ufficio comunicazione di RWI.

A cosa serve?

A rendere famiglie e rifugiati protagonisti della narrazione: “Ogni persona è una storia”: è fondamentale “umanizzare” il discorso pubblico sul tema dell’accoglienza, andando al di là dei numeri e della retorica dell’emergenza . 

A cambiare il framing narrativo dominante: costruire un racconto che restituisca la complessità e la ricchezza dell’incontro fra rifugiati e famiglie ospitanti, la dimensione individuale del rifugiato come soggetto proattivo, con risorse e talenti da riattivare. 

A sensibilizzare e a mobilitare: il racconto delle esperienze di convivenza, attraverso la voce dei protagonisti, può persuadere altre persone ad aprire le porte di casa, generando un effetto moltiplicatore.

Step 1 : Diario della convivenza 1/3

Diario della convivenza 1/3


Step 2 : Diario della convivenza 2/3

Diario della convivenza 2/3


Step 3 : Diario della convivenza 3/3

Diario della convivenza 3/3

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