Lettera dei Presidenti

Introduction:

Mentre scriviamo queste righe, i giornali danno notizia della conversione in legge del Decreto 113/2018, i gestori dei CAS e degli SPRAR si chiedono quale futuro li attenda e noi possiamo leggere sulla nostra piattaforma “Sono un ragazzo tranquillo e gentile. Ho molta voglia di imparare cose nuove e di avere una possibilità di andare incontro al mio futuro. Mi piace molto giocare a calcio. Vorrei essere ospitato in una famiglia” (titolare di protezione umanitaria, Roma) così come “Vorrei contribuire ad avviare una sede in Puglia, all’interno del Laboratorio Urbano Ex Fadda. Mi sono iscritta ad una specialistica in antropologia dello sviluppo a Londra e mi laureerò a breve con una tesi sui Refugee Solidarity Movements in Grecia e sugli spazi accoglienti di Atene” (aspirante nuova attivista, Puglia). 

In questa situazione, Refugees Welcome Italia manda in stampa questo documento operativo. Vorremmo chiarire che non è stato un errore nella tempistica, né una sfortunata coincidenza. I tempi erano maturi e quindi abbiamo rotto gli indugi. Siamo anzi convinti che oggi, più di ieri, sia necessario aprire un dibattito pubblico sull’Italia che vogliamo e che vorremmo lasciare ai nostri figli; che oggi, più di ieri, sia opportuno discutere di porte aperte, e non solo di porti chiusi; che oggi, più di ieri, sia doveroso spiegare che la cultura non è un dato acquisito per sempre, solo le culture che si rinnovano prosperano, mentre quelle che si chiudono e si arroccano sono destinate a sparire. 

Molti addetti ai lavori sanno che l’accoglienza in famiglia esiste in Italia da tanti anni. Esiste nella forma dello spontaneismo tipico dei grandi cambiamenti (come dopo la guerra nell’ex- Jugoslavia), nel desiderio altruistico di accogliere chi ha bisogno e non ha una casa, così come in progetti più recenti e strutturati per l’accoglienza gestiti all’interno del variegato mondo del sistema SPRAR e del sistema prefettizio (CAS). Molti Comuni ci hanno cercato, in questi anni, auspicando l’arrivo delle linee guida per l’accoglienza in famiglia onde poter avere un vademecum con cui muoversi con accortezza, ma gli indugi del Servizio Centrale hanno – di fatto – limitato il numero dei Comuni attivi a poche unità (Torino, Fidenza, Parma, Milano, Bologna, Ferrara, Milano, Fermo). Oggi tale strada pare, se non chiusa, molto improbabile visti i numerosi cambiamenti apportati dal Decreto 113/2018 al sistema SPRAR. 

Per fortuna, per fare una buona accoglienza che sia anche un’accoglienza buona, non è indispensabile l’ente pubblico. Anzi, le pratiche di innovazione sociale - è la storia a raccontarcelo - nascono spesso negli interstizi che il welfare non riesce a coprire, da “buone intuizioni” che sedimentano prima e lievitano poi all’interno di intelligenze collettive e comunità di pratiche, diventando a poco a poco senso comune, modello di riferimento.

In questo contesto, rilasciamo queste linee guida che sono, da un lato, testimonianza di un’esperienza collettiva tanto piccola quanto emblematica e, dall’altro, sforzo di concettualizzazione e riflessione su quelli che sono - o dovrebbero essere - i processi di inclusione sociale. Il testo scritto in maniera corale da diverse persone che operano in RWI è focalizzato sul target prioritario dell’associazione, ma potenzialmente replicabile in altri contesti per rendere le nostre città, le nostre comunità luoghi più aperti, più coesi, più belli. Crediamo di averlo già fatto attraverso centoventi magnifici incontri tra diverse culture e la costituzione di diciotto gruppi di volontari, facilitatori e attivisti, disposti a mettersi in gioco, ogni giorno, per cambiare la nostra cultura. Ma c’è ancora molto, moltissimo da fare. 

Da qui l’idea delle linee guida, che rappresentano a tutti gli effetti una una tripla sfida: la prima alle istituzioni che hanno la governance delle politiche di accoglienza e del welfare, senza le quali nessuna pratica può essere messa a sistema, la seconda al variegato mondo del Terzo settore, la terza alle persone che danno materialmente vita alle nostre comunità. 

Alle Istituzioni e ai nostri partner del Terzo Settore chiediamo di leggere queste pagine, studiarle, copiarle, criticarle, riadattarle: l’accoglienza in famiglia non è e non vuol essere un’esclusiva di RWI, ma un modello da reinventare costantemente alla luce dei bisogni, delle esigenze e dei desiderata dei territori dove le diverse realtà lavorano. Alle persone che ci hanno accompagnato in questo viaggio, vogliamo rivolgere in primo luogo un grazie: senza di voi RWI non sarebbe mai nata e non avrebbe mai raggiunto risultati di cui siamo orgogliosi. La seconda preghiera è quella di continuare a far crescere l’esperienza, consolidare il patrimonio di conoscenze che si è venuto a creare e condividerlo con i diversi attori pubblici e privati che abitano le nostre comunità. 

In conclusione, queste poche pagine non sono che un diario di bordo, un ausilio nei momenti di difficoltà, una mappa per affrontare un tema fondamentale per il nostro futuro, uno spunto per ridiscutere i rapporti tra un “noi” che non esiste ed un altrettanto inesistente “loro”, sono schede che possono permettere a chi volesse imbarcarsi in questa avventura di trovare risposta alle tante domande che sorgono. 

Buona lettura e buona strada.

Matteo Bassoli, Presidente e fondatore

Fabiana Musicco, Presidentessa e fondatrice

Comments

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    Matteo-Bassoli

    8 months ago
    Convenisse :(

    Matteo-Bassoli

    8 months ago
    Mi chiedevo se nel work-in progress non conviene mettere un data delle Linee Guida perché altrimenti si perde lo stato di avanzamento del lavoro. Quelle pubblicate andrebbero chiamate V1-12.2018