La progettualità

Introduction:

Durante la seconda fase si comincia a realizzare la progettualità discussa nella prima fase e riportata nella scheda convivenza. I facilitatori hanno il compito di valutare l’andamento dell’ospitalità in generale e più in dettaglio la realizzazione del progetto individuale della persona ospitata. Gli elementi da affrontare saranno: 

Valutare eventuali cambiamenti nel progetto individuale: nel caso ce ne siano stati si procede con l’aggiornamento del patto e la programmazione di nuovi elementi all’interno del progetto; diversamente, si valuta lo stato di avanzamento e la motivazione nel continuare nella direzione ipotizzata; 

Valutare l’evoluzione della convivenza, se ci sono stati cambiamenti sia positivi che negativi; 

Prepararsi per tempo a capire se la durata stimata della convivenza sarà adeguata a consentire alla persona ospitata di proseguire in autonomia la sua vita, oppure se sarà necessario ipotizzare una proroga o cercare una nuova famiglia disponibile 

Durante questa fase i facilitatori avranno a disposizione la scheda convivenza che permette di raccogliere dati qualitativi e quantitativi circa alcune aree tematiche (impatto sulla famiglia, sulla rete sociale e familiare, evoluzione della situazione lavorativa, economica, giuridica, abitativa, psicofisica della persona ospitata) importanti non solo ai fini della convivenza specifica ma anche come elementi utili a valutare l’esperienza come modello, verificando anche quali siano gli indicatori a sostegno dell’aumento del capitale sociale e del benessere di tutte le persone coinvolte. 

In questa fase, abbiamo verificato che è fondamentale che i facilitatori che seguono la famiglia si dotino di una metodologia standard che può essere adattata alle esigenze specifiche, ma che deve prevedere, in linea di massima: 1 telefonata ogni 15 gg e almeno 1 visita domiciliare, da fissare a cavallo tra il 2° e 3° mese. Questo permette di avere un tempo e un luogo dedicato al monitoraggio che non sia solo quello che naturalmente si muove in una relazione tra più persone. 

L’attività di accompagnamento della convivenza riguarda tutti gli aspetti della vita familiare degli attori coinvolti ed è utile per valutare quali siano i fattori che permettono l’aumento o l’indebolimento delle reti e dei legami già esistenti. Consente inoltre di creare una mappa delle variabili che possono aver influenzato positivamente o negativamente l’ospitalità e, intrecciandone le combinazioni, farne elemento di studio e di analisi per affinare gli strumenti e la metodologia rispetto all’ospitalità in famiglia. 

All’interno di queste aree è possibile monitorare lo stato di avanzamento del progetto di autonomia che la persona ospitata ha inizialmente condiviso durante la fase di conoscenza con gli attivisti di RWI, anche per attivare eventuali risposte ulteriori di mentorship e di attivazione di reti territoriali necessarie per favorire la ricerca attiva del lavoro o il consolidamento di una opportunità in essere, risolvere eventuali adempimenti legali o amministrativi, favorire la conoscenza di altre persone con le quali ipotizzare una convivenza dopo la fine del periodo in famiglia.

Tendenzialmente si osserverà come questi step miglioreranno nei mesi di convivenza: RWI ha potuto verificare come un ambiente di vita familiare e quindi socio relazionale più adeguato ai bisogni essenziali della vita umana comporti un aumento del benessere sociale, psicofisico e, spesso, anche economico. Il senso di appartenenza ad una comunità, la possibilità di condividere prospettive e riflessioni, la nascita di nuove relazioni sociali e reti di sostegno amicali permette alla persona di sperimentare se stessa in un luogo protetto e conseguentemente maggiormente disposto ad accogliere e cogliere, come risorsa, le differenze sociali, culturali, politiche, relazionali e linguistiche. In questa fase si vedrà come spesso, spontaneamente, si creeranno nuove opportunità per la persona ospitata che il facilitatore dovrà assolutamente cogliere e promuovere all’interno di un percorso che dovrà evolversi nella piena autonomia sociale, abitativa e occupazionale. 

Lo spirito con cui i facilitatori vivono questa fase è quello che accompagna tutta la filosofia di RWI, legata alla promozione della partecipazione attiva alla vita del paese, alla promozione della ricerca del benessere psicologico, relazionale e sociale. Per questo motivo, l’attenzione dei facilitatori risulta fondamentale nell’osservare e intervenire tempestivamente tanto sulle risorse che si riattivano che sui segnali deboli, evidenti o ancora impliciti, che possono emergere durante la convivenza. Dimostrarsi presenti ma non invadenti, preparati ma non rigidi, sereni ma non superficiali, propositivi ma non direttivi sono alcune delle caratteristiche fondamentali perché la famiglia e la persona ospitata possano sentirsi coinvolti in un confronto aperto, maturo e corresponsabile. 

Il gruppo abbinamento in questa fase ha molto da osservare circa la propria capacità di seguire le convivenze. Per questo motivo si auspica un confronto assiduo tra i facilitatori che seguono le convivenze. Un buon gruppo abbinamento cerca di mantenere una riunione settimanale così da avere un luogo definito dove potersi confrontare circa gli accadimenti più o meno imprevisti o più o meno concordati che una convivenza naturalmente genera. 

Le esperienze maturate in questi anni ci consentono di riconoscere che, a volte, una convivenza partita bene può complicarsi, per aspetti apparentemente molto semplici o irrilevanti, come può essere il mancato rispetto di una tradizione di famiglia (ritrovarsi tutti assieme a cena dopo le giornate di lavoro o di studio), o una difficoltà di comunicazione o di comprensione. I facilitatori RWI sono quindi le figure deputate a mediare, sostenere la reciproca comprensione, favorire la reciproca conoscenza. 

Inoltre, non bisogna mai scordare di aver cura delle ansie e delle preoccupazioni della famiglia e della persona ospitata rispetto all’eventualità che la durata prevista della convivenza non sia sufficiente per la chiusura positiva del progetto: RWI non intende abbandonare nessuno in difficoltà, ma per la sostenibilità del progetto è necessario avere chiara la temporaneità dell’accoglienza. E’ importante che tutti operino con questa consapevolezza, per evitare ulteriori dimensioni di passivizzazione e deresponsabilizzazione.

Esempio: 

il momento della condivisione durante il pranzo o la cena. Capita spesso che uno dei problemi che le famiglie portano durante il confronto con il facilitatore sia il fatto che la persona ospitata non condivida/rispetti i tempi del pranzo e/o della cena. La presenza del facilitatore insieme alla persona ospitata ha portato a un confronto molto interessante circa l’importanza che la “famiglia” dà al momento del pasto ma nei tempi e modi che decide lei. Le persone ospitate spesso riportano che i tempi della cena della famiglia non corrispondano, come orari, ai loro; in altri casi il pasto non è contemplato come pranzo e in altri ancora viene raccontato come ci si sieda tutti a tavola insieme ma si guardi la televisione e non si condivida che uno spazio intorno a un tavolo. Questo esempio di per sé molto semplice in realtà dice molto di come il riconoscerci individui autonomi all’interno di un ambito familiare sia fondamentale per il raggiungimento di un sé che passi attraverso esperienze collettive e di condivisione ma che non travalichi l’altro o le aspettative generate. In questo la figura del facilitatore diventa imprescindibile per sostenere i giusti tempi e spazi tra la condivisione e l’autonomia.

Step 1 : Avvio della convivenza

Trascrivere l’esito di incontri individuali, telefonate intercorse, che diano conto delle emozioni, degli umori e delle comunicazioni, delle eventuali difficoltà e degli aspetti positivi; cercare di comprendere se tutti sono a loro agio. Aggiungere per ogni chiamata o visita le informazioni indicate


Step 2 : La progettualità e la conclusione della convivenza

La progettualità

Descrivere lo stato di benessere di tutti i protagonisti, i primi risultati in base ai primi obiettivi definiti in fase di inizio convivenza e trascrivere prossimi obiettivi da monitorare; tracciare il percorso di autonomia della persona ospitata e la crescita della sua rete sociale, l’evolversi dei rapporti e delle relazioni durante la convivenza, gli atteggiamenti e le azioni volte all’autonomia; segnalare eventuali necessità di cambiamenti nel progetto ipotizzato.

La conclusione della convivenza

Descrivere se la durata della convivenza risulta adeguata, se la persona ospitata ha tutti gli elementi per poter organizzare la sua vita in modo autonomo e dignitoso, se ha trovato una abitazione e ha un lavoro che consente di sostenere le spese, se ha persone di sua fiducia con cui condividere abitazione, ecc. Raccogliere eventuali preoccupazioni da parte di tutti i protagonisti. Raccogliere le considerazioni rispetto ai progressi fatti da ogni punto di vista verso la propria autonomia


Step 3 : Elementi di carattere generale

Elementi di carattere generale


Step 4 : Traccia per la raccolta delle informazioni e cronogramma

Traccia per la raccolta delle informazioni e cronogramma

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