Intervista di persona all'attivista

Introduction:

Dopo l’iscrizione sulla piattaforma, chi si è proposto di collaborare come attivista di RWI viene contattato dal coordinatore del gruppo territoriale, ove esistente, o da chi segue l’avvio dei nuovi gruppi o lo sviluppo di attività di interesse generale nell’associazione in tutto il Paese. 

La telefonata, generalmente, viene utilizzata per prendere un primo contatto, rispondere ad eventuali domande su RWI, sulla sua organizzazione nazionale e locale, e concordare la data di un incontro, individuale o collettivo. 

Come più volte sottolineato nelle pagine che precedono, RWI si basa “prevalentemente sulle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati”. Questa scelta, che deriva dalla filosofia di base che ha ispirato il modello proposto dall’associazione, cioè coinvolgere la cittadinanza attiva in una sfida culturale di cambiamento sociale, deve ispirare anche il modo in cui si prende contatto con gli aspiranti attivisti di RWI. 

Dalle informazioni raccolte sulla Scheda profilo che è stata compilata sulla piattaforma, il coordinatore del gruppo territoriale di competenza (sulla base della preferenza indicata) potrà già farsi una prima idea delle motivazioni, delle aspirazioni e delle competenze espresse dalla persona iscritta. 

Nello svolgere questo colloquio e la successiva intervista di persona, non bisogna dimenticare di rispettare le regole fondamentali di RWI, che valgono per tutti coloro che, a vario titolo, ne fanno parte: non si propone una esperienza preconfezionata e rigida, ma si propone di far parte di una associazione che cerca di favorire la partecipazione attiva di tutti i suoi protagonisti. 

Tuttavia, nel consolidare i processi di lavoro e nel mettere a fuoco le esigenze e le difficoltà, RWI ha definito alcuni passaggi codificati che consentono di favorire la reciproca soddisfazione nell’impegno prestato. Il coordinatore del gruppo territoriale (o la persona che svolge la funzione di accoglienza, selezione e formazione dei volontari) dovrà quindi illustrare con chiarezza l’organizzazione del gruppo, i ruoli assegnati, le esigenze e i bisogni rispetto alle attività già previste e eventuali idee da sviluppare. 

Molte persone che si propongono come attivisti e volontari non hanno esperienze pregresse con migranti e rifugiati ma sono profondamente coinvolte da questi temi, interessate ai fenomeni migratori e desiderose di partecipare in modo attivo per favorire l’inclusione positiva nella società delle persone che RWI vuole accogliere in famiglia. 

È necessario quindi rassicurare i nuovi attivisti, spiegare la metodologia di lavoro e il contesto territoriale in cui si troveranno a operare; i tempi e i ritmi di ogni fase di lavoro; le modalità con cui verranno inseriti, in affiancamento a attivisti e facilitatori già esperti. 

Come evidenziato nella premessa, gli attivisti e i facilitatori rappresentano uno degli attori fondamentali dell’ecosistema RWI. Parliamo di un cluster variegato composto da persone, uomini e donne, di tutte le età, di diversa estrazione sociale, differente preparazione culturale e professionale accumunate dalla volontà di spendersi in un progetto che mette al centro la valorizzazione della persona umana, la conquista dell’autonomia alla luce dei criteri di circolarità e reciprocità che informano l’agire dell’associazione. L’elemento volontaristico ricopre un momento fondamentale nella vita dell’associazione nella misura in cui assicura la funzione produttiva dell’organizzazione, il suo posizionamento e la sua capacità di incidere sul reale. 

Da qui l’esigenza, avvertita fin dai primi momenti, di definire un processo condiviso e mirato di profilazione e di organizzazione finalizzato a: 

conciliare i desiderata e le aspettative del volontario/attivista con quelle dell’organizzazione; 

mappare le competenze formali e informali del possibile volontario/attivista; 

inserire nel modo più fluido possibile il volontario all’interno dei Gruppi territoriali assegnando il ruolo e le attività più coerenti con le capacità e le aspirazioni del medesimo. 

Durante l’intervista di persona verranno illustrate le attività di RWI per consentire a chi si è iscritto di riflettere su quale ruolo o ruoli possano essere più vicini al suo sentire e al suo desiderio di agire: in linea generale, definiamo attivisti coloro che intendono impegnarsi nelle numerose attività di sensibilizzazione e comunicazione che si svolgono sul campo attraverso iniziative proprie o partecipando a quelle di altre organizzazioni; facilitatori sono tutti coloro che desiderano impegnarsi nelle attività relazionali di RWI: rapporti con le famiglie, con i rifugiati e i titolari di altra forma di protezione, con le organizzazioni del territorio che segnalano sulla piattaforma persone da ospitare, con organizzazioni che propongono progettualità e iniziative comuni. 

Nel colloquio di persona è molto importante cogliere gli elementi necessari a completare la scheda profilo e a capire se la persona è idonea per il ruolo che desidera ricoprire e per le necessità del gruppo territoriale. 

È un passaggio molto delicato perché, ad esempio, se il referente sente che le aspettative del nuovo volontario sono eccessive rispetto non solo alla filosofia di RWI ma anche al GT di cui è responsabile, è necessario che il confronto rimanga aperto e che l’inserimento avvenga in tempi più lunghi. Così come è necessario saper valutare la non idoneità (come accade con le famiglie e/o i rifugiati che si iscrivono) se si ritiene che, al momento, le motivazioni o gli obiettivi non corrispondano. Tale colloquio potrà avvenire in un posto neutro (bar, ristorante) o nella sede dell’associazione, laddove disponibile, e dovrà essere improntato alla massima trasparenza rispetto agli obiettivi e gli impegni che si richiederanno, ma in un clima di reciprocità e disponibilità alla contaminazione che RWI considera un valore fondamentale. 

Durante il colloquio si condivideranno nello specifico, la mission e la vision di RWI, la sua struttura organizzativa, gli obiettivi dell’associazione e del gruppo territoriale di riferimento., gli strumenti di coordinamento e comunicazione. Gli elementi da tenere in particolare considerazione (che verranno inseriti nella scheda profilo) sono: 

le disponibilità di tempo 

le competenze e le esperienze maturate 

i valori del candidato 

gli interessi 

le motivazioni 

Nei gruppi più ampi e strutturati, tale attività viene svolta da un facilitatore dedicato in modo specifico all’accoglienza e all’inserimento dei nuovi volontari nel gruppo. 

Nel caso sussistano le condizioni per procedere all’inclusione del volontario si procederà alla presentazione del medesimo agli altri membri del gruppo territoriale al fine di familiarizzare e costruire quel clima di fiducia che rappresenta la condicio sine qua non perché si possa collaborare proficuamente valorizzando le capacità e le competenze di ciascun membro. La presentazione al gruppo territoriale, per quanto informale, rappresenta comunque un momento importante nel ciclo di vita dell’attivista perché sancisce una netta distinzione tra un “prima” e un “dopo”. 

La presentazione è propedeutica al momento formativo vero e proprio dove vengono condivise informazioni cruciali sul tema dei rifugiati e delle migrazioni, familiarizzando l’attivista con un lessico e concetti propri del mondo dell’accoglienza (CAS, Sprar, Protezione sussidiaria, asilo politico ecc ecc) e declinandoli alla luce del contesto locale. Questo primo modulo consente di chiarire al volontario/attivista il perimetro d’azione di RWI e conseguentemente gli scenari di cambiamento auspicabili. Il secondo modulo formativo riguarderà, invece, la metodologia vera e propria, ovvero il cuore delle attività di RWI. La formazione è un aspetto cruciale dell’esperienza di RWI: il cambiamento culturale e sociale che rappresenta l’obiettivo di lungo periodo dell’associazione passa inevitabilmente da un saper fare che diventa, opportunamente concettualizzato e teorizzato, un saper essere e in termini collettivi un patrimonio di conoscenze, nozioni, concetti, capaci di imprimere quella modificazione del reale che sta scritta nel DNA dell’organizzazione. In altri termini la formazione affina conoscenze (sapere), capacità (saper fare), consapevolezza (saper essere) per saper diventare, nel nostro caso, un buon volontario/ attivista. La realizzazione di queste linee guida rappresenta un tassello importante nel meccanismo formativo di RWI nella misura in cui consolida in modo chiaro informazioni e concetti distribuiti e soprattutto ne facilita la condivisione anche in aree del paese meno “coperte”. 

Un percorso formativo non può dirsi completo se non è integrato da un cotè pratico o, se vogliamo, da un vera e propria messa alla prova. A maggior ragione in un ambito così particolare come quello dell’accoglienza in famiglia dove il rischio di tradire le aspettative degli attori in campo (famiglie e persone ospitate) e l’intimità della situazione rende imprescindibile sviluppare doti come empatia, problem solving, capacità di negoziazione. A tal fine l’inserimento dell’attivista/facilitatore sarà preceduto da un periodo di affiancamento con un attivista senior che accelererà il processo di apprendimento del nuovo arrivato e lo aiuterà a familiarizzare ulteriormente con gli strumenti e il metodo di RWI. In questa fase è fondamentale che il referente, insieme agli altri membri del gruppo territoriale favoriscano le occasioni di confronto, ascolto e discussione per assicurarsi che la persona viva con consapevolezza l’esperienza del volontario, senza ansie né retropensieri. Contestualmente si procederà sulle base delle preferenze e delle competenze manifestate dal candidato scegliere il ruolo e la posizione più consona al medesimo all’interno delle diverse attività in capo al team territoriale, quali profilazione famiglie e aspiranti ospiti, comunicazione e sensibilizzazione, abbinamento e accompagnamento convivenza, progettazione e fundraising, sviluppo reti territoriali, ecc). 

Al fine di assicurare un costante miglioramento e un’uniformità dell’operato nelle diverse aree RWI assicura un costante monitoraggio delle attività svolte, una reportistica dedicata e continue occasioni di confronto e consolidamento delle competenze acquisite. In quest’ottica è importante assumere con la massima attenzione i feedback del volontario/attivista (così come quelle di famiglie e persone ospitate) al fine di affinare sempre più gli strumenti e la metodologia, adattandoli altresì alle mutate esigenze del contesto.

Tips

  • Come in tutte le altre fasi, è sempre necessaria una grande propensione all’ascolto e al rispetto della persona che si propone di far parte del progetto RWI. In questo caso, ci sono alcuni aspetti cruciali da valutare per effettuare una buona accoglienza e una adeguata valorizzazione dei talenti e delle competenze che RWI riesce a mobilitare.

  • Prima

    Dal primo colloquio, trasmettere con chiarezza i valori, gli obiettivi, il modus operandi di RWI, le caratteristiche del gruppo territoriale e i suoi bisogni. 

    Favorire il giusto abbinamento tra competenze, desideri e motivazioni e attribuzione di ruoli nel gruppo. 

    Dedicare attenzione a questa fase: organizzare adeguatamente l’accoglienza dei nuovi attivisti è fondamentale come seguire una convivenza.

  • Durante

    Organizzare un adeguato percorso di formazione e di affiancamento per i nuovi inserimenti. 

    Avere cura di verificare la motivazione, la soddisfazione e gli eventuali problemi nell’inserimento.

  • Dopo

    Raccogliere i segnali deboli di disagio, cercare di capire perché le persone si allontanano da RWI per migliorare sempre il nostro processo. 

    Fare periodicamente una riunione del gruppo per valutare il benessere di tutti e le eventuali difficoltà da risolvere. 

    Imparare a ri-progettare costantemente le attività che RWI può svolgere grazie alla eterogeneità delle persone che ne fanno parte.

  • Non mettere mai in difficoltà un nuovo facilitatore, assegnando compiti non adeguati alle sue competenze e alla conoscenza di RWI. 

    Raccogliere in modo sistematico le richieste, le segnalazioni e le proposte degli attivisti e dei facilitatori. 

    Imparare a gestire il turn over naturale dei gruppi di attivisti e facilitatori.

Warnings

  • Che obiettivi ha?

    Rraccogliere e valorizzare la disponibilità, il talento e la curiosità di tutti coloro che si iscrivono volontariamente alla piattaforma RWI per far parte del progetto.

    Favorire lo sviluppo e il consolidamento dei gruppi territoriali e della loro capacità di agire grazie alla eterogeneità delle persone che ne fanno parte.

    Contribuire a una costante trasformazione di RWI, grazie alla capacità di raccogliere nuove idee, intuizioni, progettualità.

    Trasferire costantemente competenze ed esperienze a chiunque sia interessato e voglia essere parte del cambiamento culturale promosso da RWI.

  • Complessità:

    Accogliere, coinvolgere, formare, organizzare e gestire i gruppi di attivisti e facilitatori richiede una notevole capacità da parte dell’organizzazione nel suo complesso e da parte dei gruppi territoriali esistenti. I coordinatori dei gruppi e le persone dedicate all’accoglienza dei nuovi attivisti devono acquisire capacità e competenza in questo delicato e strategico ruolo.

  • Cosa rappresenta?

    È una delle sfide centrali di RWI: senza attivisti e facilitatori il modello proposto dall’associazione non esisterebbe. La capacità di coinvolgimento di RWI porta le persone a iscriversi sulla piattaforma, ma tutto il processo che porta a inserirle in un gruppo o a dar vita a un nuovo gruppo va realizzato con cura e attenzione.

  • Chi deve svolgerla?

    Il contatto successivo all’iscrizione sulla piattaforma viene preso dal Coordinatore del gruppo territoriale o, ove presente, dalla persona del gruppo dedita a questa attività.

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