Intervista alla persona ospitata

Introduction:

L'intervista alla persona che si è iscritta per essere ospitata rappresenta il primo momento fondamentale in cui realizzare l’obiettivo che RWI si pone: proporre l’ospitalità in famiglia come esperienza di reciprocità e di parità. Chi ospita ha motivazioni e aspettative, mette a disposizione uno spazio fisico e emotivo; si aspetta di entrare in relazione con chi verrà accolto ed è importante spiegarlo a chi desidera essere ospitato. 

Questa circolarità ha tra le sue finalità il far emergere prospettive nuove, esperienze e punti di vista differenti non solo in chi verrà ospitato o ospita ma nella complessità del tessuto sociale. Motivo per cui l’intervista alla persona ospitata rappresenta il “luogo” dedicato dove esplicitare con chiarezza e responsabilità quali sono gli assunti e le mappe che guidano questo importante percorso e dove al contempo raccogliere le informazioni necessarie che lo caratterizzano: motivazioni, aspettative, preoccupazioni, circostanze personali, esigenze e progetti di vita. 

Per gestire questo primo contatto i facilitatori possono seguire la Traccia per l’intervista alla persona ospitata (strumento n. 4) progettata ad hoc per definire le fasi del percorso propedeutico all’ospitalità in famiglia: presentazione di RWI (obiettivi – modalità-tempistica), conoscenza della persona iscritta (motivazioni, prospettive, risorse, orientamenti) e infine, coprogettazione della convivenza (definizione condivisa della progettualità che si concretizzerà nella convivenza in famiglia). 

Le linee guida propongono di seguire questa metodologia cercando di seguire una tempistica che ha carattere indicativo, in quanto soggetta a diverse variabili sia individuali che di contesto, ma l’intenzione che sottende è quella di evidenziare la giusta proporzionalità e complementarietà di una fase rispetto all’altra: 

1. Prima fase: 

Presentazione di RWI (circa due ore) 

2. Seconda fase: 

Conoscenza della persona iscritta (circa due ore) 

3. Terza fase: 

Progettualità (circa due ore) 

La tempistica proposta permette di avere per ciascuna persona iscritta almeno tre momenti dedicati, nell’arco di circa un mese, dove potersi dare il tempo necessario per approfondire la reciproca conoscenza, verificare la motivazione, stabilire il rapporto di fiducia e iniziare la fase di coprogettazione della convivenza e del proprio percorso di autonomia. Con questa scansione temporale, che non dev’essere schematizzata ma adattata alle diverse variabili, RWI vuole sottolineare gli obiettivi principali che accompagnano l’ospitalità in famiglia: sostenere la persona nella progettualità di una vita autonoma, all’interno di una rete familiare, sociale e amicale che possa sostenerne, nel tempo, la completa realizzazione. 

Altro elemento da non sottovalutare è il livello di conoscenza e comprensione della lingua italiana. Quando la persona si iscrive alla piattaforma compila alcuni dati personali tra cui la nazionalità, le lingue parlate e da quanto tempo si trova in Italia. Questi dati, in una prima fase conoscitiva, permettono di avere informazioni non tanto sulle competenze linguistiche raggiunte, quanto su chi sia il facilitatore più adatto per svolgere il compito di presentare RWI. 

A seguito della registrazione la persona che si è iscritta verrà contattata telefonicamente da un facilitatore del GT per organizzare il primo incontro e già nel corso di questo primo e semplice contatto si comprenderà il livello di conoscenza della lingua italiana. Questo permetterà al GT di decidere quale sarà il facilitatore più adatto a svolgere il primo colloquio per assicurare il livello massimo di comprensione. 

La fase dell’intervista alla persona che dimostra il suo desiderio di essere ospitata prevede una sensibilità e un’attenzione che non va mai sottovalutata. Per questo sarebbe auspicabile venisse fatta non da un unico facilitatore

La prassi ha dimostrato come la presenza di due facilitatori con livelli di esperienza eterogenei favorisca il trasferimento delle modalità relazionali, delle competenze e delle capacità non codificate ma indispensabili per garantire la qualità di ogni fase del processo di RWI. 

Allo stesso tempo, permette ai due facilitatori di svolgere l’intervista con modalità relazionali che danno sostanza e coerenza alla stessa proposta di accoglienza in famiglia di RWI: ascolto attivo, rispetto dei tempi della persona che vuole essere ospitata, comprensione dei disagi e delle paure, osservazione silente e attenta anche dei “segnali deboli”. 

Da non sottovalutare inoltre la possibilità, a fine intervista, di condividere impressioni, motivazioni e future possibilità di abbinamento, di dare continuità alle attività previste da RWI senza sovraccaricare un unico facilitatore e proseguire nell’ottica di una autoformazione continua.

Step 1 : Presentazione di RWI

Questa prima fase rappresenta il primo contatto con RWI

È un momento delicato e cruciale dove stabilire le premesse per una relazione costruttiva. Allo stesso tempo potrebbero già emergere sentimenti di delusione e frustrazione rispetto alle aspettative che la persona può aver riposto in RWI. Motivo per cui non va assolutamente sottovalutata, va pensata ogni volta in relazione alla persona che si ha davanti e deve tenere conto di diverse variabili. 

Partiamo dal presupposto che il primo incontro con la persona iscritta per essere ospitata ha lo scopo principale di far conoscere RWI, permettere alla persona di comprendere il contesto nel quale si trova e le opportunità e possibilità dell’ospitalità in famiglia. 

Le persone che si sono iscritte alla piattaforma RWI per iniziare l’esperienza dell’ospitalità in famiglia provengono da contesti in cui la persona tendenzialmente si presenta a un “colloquio” nel ruolo di “beneficiario”, sia nel rapporto con il sistema di accoglienza che con i servizi sociali con i quali abbia interagito. In ogni caso, nella posizione di colui o colei che domanda l’accesso a un servizio cercando di dimostrare di avere i “requisti” adatti alla richiesta che pone in essere, ponendosi in una posizione passiva. 

RWI ribalta questa modalità relazionale: il facilitatore si presenta, racconta come è nata RWI, quali sono gli obiettivi, le modalità, l’organizzazione e il percorso per la realizzazione dell’abbinamento (accordo e durata dell’ospitalità) e del periodo di ospitalità, chiarendo l’importanza di definire insieme sia gli obiettivi individuali che quelli della convivenza. 

Terminata la fase di presentazione di RWI è necessario fermarsi e comprendere quanto di ciò che si è raccontato corrisponde alle aspettative e/o informazioni che la persona aveva nel momento in cui si è iscritta. Lasciare il tempo necessario alle domande permette di stabilire una relazione paritaria, di confronto e di condivisione oltre che rivelare indicatori importanti per comprendere il livello di consapevolezza, autonomia e motivazione della persona che si è iscritta. 

A questo punto il primo incontro potrebbe anche concludersi qui: la persona potrebbe avere bisogno di altro tempo per elaborare quanto raccontato; dimostrare di non essere interessata o pronta, in quel momento della sua vita, all’ospitalità in famiglia; di doversi confrontare con persone di sua fiducia (figure di riferimento parentale, amicale o professionale/ educative).

Anche questo “tempo di sospensione” è un indicatore circa la consapevolezza nella fase di registrazione alla piattaforma RWI e la condivisione nella corresponsabilità di affrontare un percorso di ospitalità in famiglia.


Step 2 : Conoscenza della persona iscritta 1/3

Dopo aver presentato con attenzione gli obiettivi e le modalità dell’ospitalità in famiglia e essersi assicurati che la persona iscritta si senta di partecipare a questo processo di reciprocità, si può procedere con l’intervista spiegando che le domande che verranno poste sono tutte pensate affinché l’abbinamento sia il più corrispondente possibile ai percorsi, alle motivazioni, agli obiettivi, alle difficoltà e alle abitudini di ciascuno dei protagonisti. 

L’intervista è a sua volta suddivisa in tre macro aree: una relativa al contesto in cui ha conosciuto RWI, una conoscitiva - relativa alla sua situazione attuale - e una relativa alla progettualità. 

2.1 FASE INIZIALE 

Sapere come ha conosciuto RWI e se si è iscritta autonomamente o sia stata aiutata da qualcuno permette di avere una casistica importante che può aiutare RWI a capire dove orientare maggiormente i propri canali comunicativi/conoscitivi ma soprattutto, permette alla persona di iniziare a parlare non raccontando del sé ma di qualcosa altro da sé. 

La modalità di iscrizione alla piattaforma di RWI da parte della persona rifugiata può avvenire autonomamente, attraverso la segnalazione della struttura che la accoglie o tramite associazioni e/o privati cittadini che sono entrati in relazione con queste persone per motivi professionali/ personali o di volontariato. Seppur la modalità di accesso alla piattaforma, e la successiva iscrizione, sia rilevante per i motivi che vedremo in seguito, non deve essere considerata a priori come un “indicatore” del livello di autonomia e/o consapevolezza raggiunta dal rifugiato. 

Semplicemente ci permetterà, in una prima fase, di contattare direttamente la persona che si è registrata autonomamente o, in caso di registrazione coadiuvata, contattare anche il segnalante e chiedere loro se vogliono che il primo incontro conoscitivo avvenga alla presenza di entrambi. 

Spesso accade che siano gli operatori delle cooperative e degli altri enti che hanno in accoglienza i rifugiati a segnalare coloro che ritengono più idonei di altri ad una convivenza in famiglia e che hanno, a loro parere, bisogno di un percorso di questo tipo per consolidare quanto già avviato durante il periodo nelle strutture di accoglienza.

Questo è frutto, in parte, del lavoro che ogni GT ha svolto sul proprio territorio di riferimento, andando nelle varie strutture (CAS, SPRAR, HUB) a presentare RWI, o presso enti pubblici e/o del privato sociale. In questo caso RWI ha studiato una scheda apposita in cui si chiede all’operatore che ha segnalato il/la rifugiato/a alcuni aspetti circa il percorso socio legale, formativo, abitativo, sanitario e lavorativo della persona iscritta e una breve relazione più personale dell’operatore che metta in luce la motivazione principale per cui ha pensato di segnalare la persona. 

Questa relazione permette al facilitatore che svolge l’intervista alla persona rifugiata di avere una traccia del percorso svolto e una fotografia della situazione attuale in cui si trova il rifugiato. Non sottovalutiamo inoltre che queste informazioni, di carattere quali-quantitativo, saranno preziose per RWI anche ai fini delle analisi, della reportistica e delle riflessioni che potremmo fare guardando, nell’insieme, cosa è emerso dalle informazioni fornite dagli operatori e da quelle che si concretizzeranno durante il periodo di ospitalità in famiglia. 

Teniamo ben presente che RWI considera un valore aggiunto la possibilità di confrontarsi con coloro i quali, a diverso titolo, coadiuvano la registrazione del rifugiato nel sito perché questo non solo alimenta la realizzazione di processi dialogici ma si è osservato che, durante la convivenza in famiglia, i contenuti e i significati così condivisi e partecipati diventano davvero utili e rilevanti per tutti gli attori che ne sono coinvolti. 

Per questo motivo, laddove la registrazione della persona rifugiata sia avvenuta individualmente sarà cura del facilitatore indagare insieme alla persona iscritta reti e relazioni significative anche se non di carattere “professionale/ educativo”. 

Non va, in ogni caso, mai trascurata la rete di garanzia che la persona che vuole essere ospitata ha acquisito nel tempo di vita in Italia. Per RWI e per le famiglie ospitanti, questi elementi sono molto importanti per garantire quel legame di fiducia su cui si fonda la proposta di RWI. 

Allo stesso tempo, però, non dobbiamo trascurare il “rapporto obbligato” tra il rifugiato e la persona che lo ha iscritto così come il contesto in cui ha avuto origine il loro incontro. Ricordiamoci sempre che RWI è un luogo altro rispetto a quello a cui i rifugiati sono stati abituati e costretti nel loro viaggio e percorso di accoglienza e questa alterità va chiarita e allo stesso tempo tutelata. Nel caso in cui, durante l’approfondimento della relazione conoscitiva con il rifugiato emergesse una narrazione differente da quella fornita in presenza dell’operatore di riferimento questa va colta nella sua complessità, discutendo direttamente col rifugiato questa apparente incongruenza al fine di permettere davvero alla persona di sperimentarsi in un rapporto paritario e non “educativo”

RWI quindi ribalta un’altra modalità relazionale: laddove prima poteva esistere una “narrazione migliore” in un “rapporto obbligato” all’interno di un “contesto forzato”, RWI propone di offrire un contesto familiare dove le relazioni sociali non si basano su quello che è necessario dire ma su ciò che si è in possibilità di fare

Successivamente viene quasi naturale nel momento in cui il/la rifugiato/a parla di come ha conosciuto RWI raccontare del perché ci si è avvicinato (sia che l’iscrizione sia avvenuta in modo autonomo o coadiuvata da un operatore) e quindi, della sua condizione attuale: come è arrivato in Italia, per quale motivazione, dove vive attualmente, cosa sta facendo per raggiungere i suoi obiettivi – scuola, formazioni professionali o tirocini e borse lavoro – e in che condizione giuridica si trovi. 

Spesso, ma non sempre, questo avviene per un’abitudine narrativa e non per la ricerca di una condivisione nella propria autodeterminazione, per questo lo strumento dell’intervista al rifugiato è fondamentale. Esso fornisce una traccia che aiuta a non rimanere ancorati a una narrazione “abituale” ma permette di andare a esplorare, insieme al rifugiato stesso e magari per la “sua” prima volta, quel mondo fatto di abitudini, hobby, interessi e relazioni mai condivise fino a quel giorno nonostante sia in Italia da diverso tempo. 

Ed è proprio qui che RWI passa dal racconto di come si “deve essere” a quello di “chi si è” e cosa si vuole fare per raggiungere i propri obiettivi. La posizione cambia radicalmente rispetto alla passività a cui il rifugiato era abituato, dettata soprattutto da tempi di attesa molto lunghi e da progetti e percorsi preconfezionati, a una proposta di ri-attivazione di risorse e di un desiderare che per molto tempo è stato necessario non considerare. 

A seguire, una volta che la modalità operativa qui proposta ha permesso di stabilire un contatto e una relazione di fiducia si inizia a porre alla persona ospitata le domande inerenti i suoi ambiti di lavoro, di studio, la situazione economica e familiare. 

È importante che il facilitatore spieghi al rifugiato le motivazioni per cui si stanno facendo queste domande, che non ci siano fraintendimenti sottintesi o interpretazioni, ma che si renda la conversazione aperta, chiara e bidirezionale. Il nostro obiettivo è che la persona prenda piena consapevolezza del fatto che l’intervista sia finalizzata a esplorare il grado di opportunità di cui ogni individuo dispone, delle risorse utili per raggiungere i propri obiettivi e di quelle non ancora individuate. Alcuni esempi chiariranno gli obiettivi e le finalità. 

2.2 FAMIGLIA 

Riprendere qui le relazioni familiari permette di conoscere non solo che rapporti familiari la persona iscritta ha e quali vorrebbe ricreare ma anche le condizioni che lei stessa percepisce come “familiari” e iniziare a parlare di “famiglia ospitante” come la intende RWI. 

Un aspetto che non dev’essere assolutamente trascurato è che questa proposta viene all’interno di un contesto familiare inserito a sua volta in un tessuto di relazioni sociali e amicali non consone al rifugiato che strappato o costretto a lasciare la sua famiglia e il suo contesto di riferimento arriva in Italia dove trascorre un tempo indefinito, dai due a tre anni, in grandi strutture o in appartamenti che non “abita” ma che lo abitano. 

Ricostruire quello spazio di relazioni, degno del nome e del significato che porta, è sicuramente una grande sfida che necessita dell’impegno di tutti gli attori che ne sono coinvolti.


Step 3 : Conoscenza della persona iscritta 2/3

2.3 LAVORO 

Il tema del lavoro rappresenta, come intuibile, una delle variabili più delicate e complesse da gestire rispetto alle aspettative della persona ospitata e della famiglia ospitante. E’ necessario che il facilitatore non si ponga in modo giudicante, ma allo stesso tempo raccolga con la maggio precisione possibile la situazione lavorativa attuale, le esperienze svolte, le prospettive realistiche e gli eventuali “cambi di rotta” desiderati e progettati. Non esiste una situazione lavorativa privilegiata da RWI, ma esistono condizioni di grande precarietà o di assenza di occupazione, che possono rendere più difficile trovare una famiglia disponibile ad una ospitalità probabilmente più lunga, e ad un necessario accompagnamento più intenso per sostenere la persona nel consolidamento o nella creazione di una situazione lavorativa che renda possibile una reale autonomia della persona ospitata. Inoltre, anche dettagli legati a orari di lavoro e vicinanza dal luogo di lavoro sono importantissimi: da questi dipende spesso non solo la qualità della vita della persona ospitata ma anche la possibilità di una convivenza.

Esempio: 

Il rifugiato che lavora in un ristorante in città e che termina il turno serale alle ore 23.30 non potrà essere ospitato presso una famiglia che vive in periferia se non ci sono i mezzi che possano garantirgli di raggiungere agevolmente casa. A meno che non abbia la patente e la famiglia gli metta a disposizione l’auto o il motorino

2.4 STUDI E FORMAZIONE 

La scelta o l’obbligo formativo diventano elementi fondamentali per comprendere orientamenti, motivazioni e desideri del rifugiato. 

Alcuni si fermano alla licenza media non perché non interessati a proseguire il percorso scolastico ma perché orientati a cercare un lavoro per mantenere se stessi e la famiglia di origine. Altri non hanno avuto tempo/modo o adeguate informazioni per riconoscere i titoli dei percorsi formativi e/o universitari raggiunti nel paese di origine o per proseguire gli studi anche nel caso dispongano di economie necessarie al proprio sostentamento. Altri stanno terminando un percorso di formazione professionale che potrebbe terminare successivamente ai termini previsti dall’accoglienza istituzionale. Anche in questo caso, conoscere le aspettative, le tempistiche e i progetti del rifugiato permette di trovare tra le modalità di ospitalità in famiglia quelle più adatte. 

Esempio: 

Alcune famiglie si sono iscritte alla piattaforma dichiarando tra le motivazioni il desiderio 

di permettere a un giovane di dedicarsi alla propria formazione professionale o scolastica (compresa quella universitaria). Una volta verificata la vera intenzione di una famiglia di essere in grado di sostenere un percorso così significativo, tanto nobile quanto impegnativo, nulla vieta di poter pensare di avviare l’abbinamento in funzione degli obiettivi formativi del rifugiato. Altri i casi di gruppi di studenti fuorisede che hanno deciso di lasciare una delle stanze libere a disposizione di un giovane studente rifugiato cercando di sostenere e condividere risorse e relazioni.

 


Step 4 : Conoscenza della persona iscritta 3/3

2.5 SITUAZIONE ECONOMICA 

Conoscere la situazione economica del rifugiato è fondamentale in relazione al livello di autonomia circa la sua presenza in famiglia, quanto è in grado di contribuire laddove la famiglia abbia necessità di una compartecipazione alle spese e quanto invece abbia necessità, a seguito di debiti o prestiti contratti per il suo arrivo in Italia o quello di qualche parente/amico, di trovare una convivenza che per i primi mesi non gli comporti nessuna spesa.

Capita spesso che alcuni rifugiati, pur occupati, non abbiano avuto il tempo di mettere da parte i soldi per pagare la caparra richiesta per i primi mesi di affitto, siano costretti ad uscire dalla struttura che li ha fino a quel momento ospitati, magari proprio perché occupati e quindi non più bisognosi di accoglienza e nel giro di pochi giorni si vedano costretti a organizzarsi per trovarsi una sistemazione. 

La questione relativa a debiti/prestiti è sicuramente molto delicata perché può essere indicatore di una situazione di tratta e/o sfruttamento. 

Esempio: 

Capita che alcune persone rifugiate o ragazzi neomaggiorenni siano impegnati con borse lavoro del valore orientativo tra 300 e 500 euro al mese e che, avendo terminato il periodo di accoglienza nelle strutture, siano costretti a rendersi autonomi senza averne le risorse economiche necessarie. Quindi si siano indebitati per trovare una stanza in affitto o peggio ancora siano caduti nel racket del commercio di domicili, come alcune inchieste hanno denunciato. Essere consapevoli di questo permette sia al GT che di conseguenza alla famiglia di condividere una progettualità che permetta all’individuo di emanciparsi e proseguire nel percorso di autonomia.

 

2.6 SALUTE 

RWI parte dal presupposto che la “dimensione della salute” non debba essere esclusività della visione biomedica della vita – sano/malato - quanto inserita in una prospettiva trasversale e complessiva della persona e delle sue 

interazioni e relazioni col contesto di riferimento. Con Salute intendiamo più complessivamente uno stato di completo benessere psichico, fisico e sociale della persona. 

Questo fa si che si possa andare nella direzione di una “promozione della salute e del benessere” che, attraverso sane e reciproche relazioni sociali, arrivi a una condivisione di responsabilità e doveri necessari a proteggere le persone e la loro salute. 

Esempio 

Alcune persone portano con se stati di malessere che possono essere generati dal contesto in cui sono stati costretti a 

“vivere” precedentemente altre invece hanno patologie certificate (in questo la relazione con gli operatori che hanno seguito la persona nell’accoglienza può risultare molto significativa non solo per le conoscenze sulla situazione 

medica ma anche sulla relazione che si è andata naturalmente instaurando durante le varie visite mediche atte a rendere la persona consapevole e responsabile circa il suo stato di salute).


Step 5 : Progettualità 1/2

Terminata la fase relativa alle risorse messe in campo dalla persona rifugiata circa gli ambiti sopra esplorati inizia quella dedicata alla progettualità - propedeutica alla fase successiva - quella dell’ abbinamento

Risulterà evidente come questa dimensione rivesta un ruolo fondamentale per le persone migranti che si trovano nella condizione di dover rivalutare il concetto di “abitare” “tempo libero” – “territorio” e “progetti futuri” vissuti, percepiti, ipotizzati nel paese di origine per affrontarli nel nuovo contesto in cui sono e in cui si propongono di orientarsi e sperimentarsi. 

La capacità del facilitatore di accompagnare la persona in questa fase risulterà fondamentale: la persona inserita nei contesti istituzionali di accoglienza potrebbe non avere quasi mai avuto la possibilità di occuparsi di questa parte fondamentale della sua vita. 

Nonostante abbia trascorso in accoglienza un periodo di tempo relativamente lungo non ha quasi mai potuto occuparsi in modo proattivo dei propri interessi, dell’abitare come scelta, della conoscenza del territorio che non sia legata all’orientamento ai servizi e del suo progetto futuro di vita che non sia quello, una volta superata l’attesa del riconoscimento del titolo, di occupare il prima possibile un qualsiasi luogo lavorativo che gli permetta di garantirsi la sopravvivenza individuale o familiare. 

Al facilitatore può quindi capitare di trovarsi davanti un interlocutore completamente sprovveduto a rispondere a queste domande ma non perché disinteressato, principalmente perché non hai mai avuto tempo e/o modo di potersi esprimere in modo autonomo circa questi ambiti. 

Questo non deve scoraggiare: è in questa fase che si concentrerà buona parte del lavoro del GT e che si realizzeranno concretamente le condizioni e le azioni per una co-costruzione e progettualità circa la propria vita. 

Altra questione da non sottovalutare è che spesso questa possibilità di “autogoverno” nelle persone rifugiate tendenzialmente è assente già nel paese di origine, quindi, pretendere che ne abbia una definita e chiara, soprattutto dopo un periodo di circa due anni di attesa, potrebbe risultare un elemento di frustrazione per entrambi gli attori della relazione. 

Per far fronte a tutto RWI parte dal presupposto che ogni persona ha delle prospettive sul proprio futuro che, relazionandosi col il contesto di riferimento, vengono definite e ridefinite in modo più o meno consapevole nella direzione di dare un senso al proprio agire. 

Per questo la scheda intervista è un elemento fondamentale che permette, insieme alla persona, di affrontare con consapevolezza la potenzialità e la risorsa che l’ospitalità familiare consente e che troverà nel “progetto” la dimensione dove sarà possibile promuovere la sinergia tra diverse azioni per realizzare determinati obiettivi in un’ottica di progresso rispetto all’ipotesi iniziale. 

Gli ambiti che qui verranno affrontati (Abitare – tempo libero – territorio – progetti futuri) hanno come finalità quella di agevolare le condizioni per “restituire” alla persona una dimensione di vita autonoma e di relazione. 

3.1 ABITAZIONE 

Chiedere alla persona rifugiata dove ha vissuto durante la permanenza in Italia permette di avere una descrizione non solo dei “luoghi” (o “non luoghi”) che ha attraversato ma anche del tempo e dello spazio dove questi erano collocati (periferie, centri urbani di piccole o medie dimensioni, metropoli) e delle relazioni/ interazioni che ha avuto col territorio circostante. 

Questo aspetto è molto rilevante perché spesso il fatto che i luoghi dell’accoglienza istituzionale non siano connessi col territorio provoca dinamiche di esclusione e separazione tra chi vi è “accolto” e chi vi ci “abita”. La persona rifugiata può aver vissuto situazioni di forte stress e ostilità per la mancanza di tale “contaminazione” e questo può essere un elemento scatenante una situazione di estrema vulnerabilità, talvolta di malessere, se non anche, di percezione di sé come inadeguata al vivere in un contesto differente da quello originario. 

In realtà noi sappiamo che ogni persona ha necessità di disporre di un “proprio spazio vitale” che la stessa possa riconoscere come proprio e quindi che sposti materialmente e non metaforicamente il concetto dell’accogliere a quello dell’abitare

Chiedere poi alla persona che tipo di relazioni ha sul territorio nel quale è inserito, se ha amici/parenti o conoscenti con i quali potrebbe vivere e/o convivere, permette di capire la motivazione circa l’opportunità dell’ospitalità in famiglia. Allo stesso tempo il chiedere se sia interessato o disposto a cambiare città o quartiere, permette di comprendere la qualità di queste relazioni, ove presenti, e la conoscenza del territorio circostante. 

Qui è importante dedicare del tempo a raccontare chi sono le famiglie che si iscrivono alla piattaforma di RWI, partendo dal concetto sociologico di famiglia e cioè “ogni soggetto che si sente nucleo familiare”. 

Questa è una fase tanto delicata quanto importante: raccontare che per RWI famiglia sia una donna o un uomo single, quanto una coppia di fatto senza figli, tanto quanto una coppia omosessuale, un/a vedovo/a, un gruppo di amici e/o studenti che convivono.. permette di cogliere eventuali disagi o timori, cosi come le aspettative rispetto a una convivenza. 

Senza giudicare eventuali paure, tabù o convinzioni, il compito del facilitatore è quello di affrontare questi temi con serietà e chiarezza

RWI nasce su una consapevolezza anti razzista, anti sessista, anti omofoba e vuole promuovere queste forme di espressione democratica considerandole parte fondamentale del processo stesso degli obiettivi generali dell’ospitalità in famiglia, che per questo vanno tutelati e proposti con la chiarezza necessaria.


Step 6 : Progettualità 2/2

3.2 TEMPO LIBERO 

Ricordiamoci che questo ambito potrebbe risultare completamente inesplorato dalla persona rifugiata, disabituata a concepire questo tempo come espressione di qualcosa che possa recare semplicemente del piacere

Che sia una passione, un hobby, un divertimento, uno sport, un desiderio o delle relazioni. Per noi invece diventa uno spazio di condivisione importante per realizzare un “buon abbinamento”. 

Pensiamo a una giovane sportiva, a un giovane artista, a un giocatore di scacchi, a un appassionato di montagna, a un’amante della cucina e potremmo continuare con infiniti esempi ma quello che a noi, come facilitatori interesserà, sarà indagare insieme alla persona rifugiata le possibilità di condivisioni di spazi di socialità creativa, quasi mai esplorata o in possibilità di esserlo. 

3.3 TERRITORIO 

La conoscenza che la persona rifugiata ha del territorio circostante è fondamentale per comprendere il livello di consapevolezza circa il luogo geografico e lo spazio sociale nel quale è stato accolto e nel quale ritiene di voler abitare e vivere. 

Questo permette al facilitatore di comprendere se la persona ha le informazioni utili circa le distanze da una zona all’altra della città, la distribuzione della rete dei mezzi pubblici in alcuni territori, il proprio livello di autonomia circa la capacità di muoversi in un nuovo quartiere rispetto a quello dove ha vissuto magari senza essersene mai allontanato.

Ultimamente sta riscuotendo consenso l’accoglienza in strutture spesso chiamate “campus” dove i richiedenti asilo svolgono la maggior parte delle loro attività (dall’alfabetizzazione a stage per apprendere nuove mansioni) all’interno di contesti che vengono definiti “protetti”. Nell’incontro con le persone rifugiate che hanno vissuto in strutture con questa impostazione si è riscontrata un’alienazione rispetto al contesto, al territorio e alle relazioni con esso. 

La capacità del facilitatore di verificare insieme alla persona rifugiata questi vincoli e queste relazioni permette di promuovere una progettazione adeguata e modulata al fine di poter favorire la partecipazione al contesto sociale e familiare proposto. 

3.4 PROGETTI FUTURI 

Arriviamo alla percezione e alla direzione che la persona rifugiata intende circa se stessa. 

La decisione di continuare il proprio radicamento nel territorio italiano in un periodo a medio lungo termine aiuta a capire sia al facilitatore che alla persona stessa che tipo di investimento fare nel futuro prossimo, che progettualità darsi e quali risorse mettere in atto per raggiungere gli obiettivi. 

Anche in questo caso non va sottovalutato colui/colei che siede davanti a noi: per molti la progettualità inizia solo nel momento in cui hanno ottenuto una forma di status e questo può non essere ancora accaduto mentre ci 

relazioniamo con loro, o può essere contingente al momento in cui lo stiamo incontrando. Quindi le prospettive possono non ancora essere espresse, maturate, elaborate e definite. Inoltre, spesso l’ultimo obiettivo sperimentato dal rifugiato era legato alla necessità contingente di abbandonare il proprio paese senza porsi altri obiettivi a lungo termine. 

La relazione con l’altro, soprattutto nel caso di persone che provengono da paesi con retaggi culturali ed esperienziali dfferenti dai nostri, portano con se una complessità non solo linguistica ma anche di contenuto. 

Bisogna essere consapevoli che la parola “progettazione” sia stata abusata, finendo spesso per essere carica di un significato e di alcuni ideali che nella realtà si scontrano con una pratica quotidiana che quasi li nega. 

Se pensiamo alla terminologia utilizzata nel sistema di accoglienza istituzionale, i rifugiati sono beneficiari, cioè “destinatari/fruitori/ consumatori di un bene o di un servizio”. In questa dialettica colui che usufruisce di un servizio è nella condizione di essere un assistito e questa condizione, protratta per molto tempo, può disorientare la persona, disabituarla a quella proattività che l’ha spinta a mettersi in viaggio e quindi a proiettarsi in un mondo altro rispetto a quello abituale. 

I meccanismi che vengono messi in atto per fronteggiare situazioni di vita, sia in generale che ancora di più nel caso di rifugiati, definiscono la possibilità e la potenzialità di costruire una progettualità per il futuro. Se pensiamo a noi stessi, mentre poniamo la complessa domanda “Qual è il tuo progetto e che piano hai per raggiungerlo?” possiamo facilmente verificare come, nel rispondere, entrino in gioco una serie di fattori legati al nostro vissuto, alle esperienze fatte, all’immagine che abbiamo di noi stessi per come ci viene restituita da coloro con cui ci siamo relazionati nel tempo. 

Da qui è facile comprendere la complessità della domanda che stiamo ponendo. Gli obiettivi di una persona sono molteplici oltre che mutevoli al contesto in cui si trova, al suo percorso migratorio, alle sue risorse personali e relazionali e frutto dell’esito positivo e/o negativo dell’incontro/scontro con un contesto 

favorevole/ostile alla sua presenza sul territorio. 

Da questo assunto, necessario per affrontare il concetto stesso di “desiderio” rispetto a quale luogo scegliere per raggiungere gli obiettivi previsti, ci si può concentrare con più consapevolezza su quale sia il progetto di 

vita della persona rifugiata senza spaventarsi o spazientirsi se questo ancora non è chiaro. 

Al contrario, dove il progetto sia definito e il piano già in procinto di realizzarsi, sarà determinante orientarsi nel territorio sociale e familiare più adatto per rafforzare e contribuire a quelli che sono gli obiettivi personali espressi dalla persona rifugiata per il raggiungimento della piena autonomia professionale, abitativa, sociale e relazionale che ogni essere umano vorrebbe raggiungere per se stesso e per la collettività intera.

Conclusioni

Abbiamo visto come la metodologia di RWI si realizzi attraverso la conoscenza della persona interessata ad essere ospitata utilizzando lo strumento dell’intervista di persona. 

Una volta valutata l’idoneità rispetto alla proposta di Refugees Welcome, viene discusso col GT l’abbinamento tra persona/e ospitante/i e rifugiato/a che possa essere reciprocamente arricchente, agevoli il progetto di autonomia della persona che vuole essere ospitata emerso durante l’intervista e sostenga la ri-attivazione delle risorse personali e professionali.

Tips

  • Presentazione RWI (circa due ore)

    ha lo scopo principale di far conoscere RWI, permettere alla persona di comprendere il contesto nel quale si trova e le opportunità e possibilità dell’ospitalità in famiglia.

  • Conoscenza della persona iscritta (circa due ore)

    Comprendere le motivazioni che l’ha portata a iscriversi a RWi, che cosa sta facendo e come si sta organizzando per riuscire in quel che vorrebbe fare, quali le prospettive, le risorse e gli orientamenti.

  • Progettualità (circa due ore)

    Definizione condivisa della progettualità che si concretizzerà nella convivenza in famiglia.

  • La tempistica proposta permette di avere almeno tre momenti dedicati, nell’arco di circa un mese, per ciascuna persona iscritta dove potersi dare il tempo necessario per approfondire la reciproca conoscenza, verificare la motivazione, stabilire il rapporto di fiducia e non meno importante iniziare la fase di coprogettazione della convivenza e del proprio percorso di autonomia. 

    Il luogo dell’incontro non dev’essere sottovalutato né lasciato al caso: il facilitatore e la persona che si incontra si devono sentire a proprio agio, devono sapere di non essere disturbati da variabili esterne (gente che passa, telefoni che squillano, interruzioni di vario genere) e solo così, in un’ottica di reciprocità, si possono mettere le basi per una relazione che da lì in poi potrà divenire molto significativa.

Warnings

  • Che obiettivi ha?

    Verificare ed eventualmente correggere le voci del form compilato durante l’iscrizione.

    Presentare RWI: obiettivi, modalità e tempistica.

    Raccogliere e verificare che le motivazioni e le aspettative corrispondano alle possibilità di RWI.

    Fornire all’associazione dati attuali per generare report e orientare scelte. 

    Raccogliere informazioni qualitative e quantitative utili alla progettualità - motivazioni, prospettive, risorse, orientamenti.

    Stabilire un rapporto di fiducia e reciprocità. 

    Capire se è possibile passare alla fase successiva - definizione condivisa della progettualità che si concretizzerà nella convivenza in famiglia. 

    Raccogliere elementi su organizzazioni ed enti che hanno accolto la persona e sulle persone che la conoscono bene e possono essere coinvolti nella progettualità.

  • Complessità:

    Riuscire a far comprendere lo spirito, gli obiettivi e la visione di RWI. 

    Far comprendere che l’intervista è un momento di reciprocità e non mero scambio di informazioni. 

    Riattivare l’autonomia nella percezione di se come soggetto attivo e non “beneficiario”. 

    Saper gestire la condizione di incertezza e precarietà in cui spesso si trova la persona al momento dell’iscrizione.

  • Cosa rappresenta?

    È il primo punto di contatto con gli obiettivi e le finalità di RWI. Rappresenta il tempo e lo spazio della conoscenza reciproca, della costruzione del rapporto di fiducia che, attraverso l’ospitalità in famiglia, porterà a promuovere cambiamento culturale, nuovi legami di comunità e cittadini più consapevoli e attivi. 

    Rappresenta il momento decisivo per raccogliere tutti gli elementi che porteranno alla valutazione dell’idoneità.

  • Chi deve svolgerla?

    L’esperienza ha dimostrato che la presenza di due facilitatori (di cui uno esperto) è molto importante. Se non è possibile, un facilitatore esperto che poi si confronterà con il gruppo territoriale.

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