Decisione sull'abbinamento

Introduction:

Una volta che il gruppo territoriale ha raccolto le schede di un certo numero di famiglie e di persone in cerca di ospitalità adeguatamente profilate, si svolge la fase che consente di realizzare la convivenza, vale a dire la progettazione dell’abbinamento

Lo strumento di lavoro è la scheda abbinamento che è stata progettata non solo come strumento per raccogliere le informazioni necessarie per l’avvio e la progettualità della convivenza, ma anche per predisporre il gruppo ad accompagnare il percorso che poi si realizzerà durante la stessa. 

Nessuna delle fasi descritte in questo manuale ha più importanza di un’altra ma sicuramente questa è quella in cui tutto il lavoro fin qui svolto si concretizza. È in questa fase che si mettono in relazione le informazioni raccolte durante le fasi di conoscenza della famiglia e della persona che verrà ospitata. Più si è posta l’attenzione necessaria a cogliere anche gli aspetti minimi, ma rilevanti, durante queste precedenti fasi di attività, più sarà possibile affrontare con efficacia, completezza e trasparenza questa delicata e importante fase che darà inizio ad una convivenza positiva per tutti i protagonisti. 

Come delineato nelle precedenti fasi di lavoro volte a realizzare le schede profilo, gli aspetti che vengono osservati e valutati per costruire l’ipotesi di abbinamento sono legati alla sfera personale, professionale, formativa, occupazionale ed economica di tutti i protagonisti; vengono valutati tutti gli aspetti che consentano di individuare compatibilità, assonanze, aspettative, timori, desideri, progettualità: tutti gli elementi che possano favorire il progetto di autonomia delle persone ospitate in famiglia e corrispondere al progetto culturale e sociale di cui anche la famiglia è protagonista.

I ruoli

Il gruppo abbinamento di ogni team territoriale si confronta con cadenza periodica regolare (stabilita da ogni gruppo, orientativamente ogni 15 gg) in una riunione dedicata dove vengono progettate le convivenze. Questa modalità permette di condividere le informazioni raccolte sulle persone che si sono registrate alla piattaforma e che, una volta incontrate, sono risultate idonee ad essere ospitate e a ospitare. Ci troviamo quindi davanti ad una serie di schede complete di dati quantitativi e qualitativi che risulteranno estremamente utili in fase di progettazione delle convivenze. Nella pratica, si tratta di creare i punti di connessione tra le schede famiglie e le schede rifugiati seguendo alcuni criteri che renderanno efficace l’abbinamento, molti dei quali già presenti come esempi nelle schede di riferimento.

Si tratta in pratica di tracciare delle linee tra la persona ospitata e la famiglia ospitante e vedere dove queste convergono e dove si interrompono. In entrambi i casi, è fondamentale soffermarsi sia sugli uni che sugli altri aspetti per essere chiari e trasparenti circa le ipotesi di abbinamento. Anche laddove si sia ipotizzata una convivenza che, in teoria, può avere molti punti convergenti, non è detto che nella realtà tutti vengano confermati; per questo, è necessaria la presenza costante di attivisti RW dedicati e formati all’ospitalità. 

La capacità e l’interesse della famiglia ad attivarsi dipende, ed è conseguenza a volte, dalla capacità della persona ospitata di cogliere l’opportunità della nuova relazione che sta costruendo e di cui lei stessa è attrice privilegiata. Per far coincidere queste due caratteristiche RWI dedica molto tempo alla conoscenza di entrambi gli attori coinvolti nella convivenza sia per sostenere chi ha già sviluppato sufficienti strumenti di autonomia sia per stimolare chi per indole o per sofferenza sia più insicuro e introverso. In questo ultimo caso sarà necessario pensare a famiglie che per professione e/o indole siano capaci di stimolare la persona e accompagnarla verso la vera autonomia. 

Diventa quindi fondamentale la scelta del facilitatore. Come abbiamo visto i colloqui vengono sempre svolti da due attivisti e questo permette di avere uno sguardo condiviso, un margine di azione più collettivo e conoscenze e competenze trasferibili. Una volta che si siano stabiliti i criteri di abbinamento il referente del gruppo incaricherà, insieme agli attivisti, i facilitatori più idonei a seguire gli incontri propedeutici all’avvio della convivenza. Tendenzialmente saranno individuati tra quelli che, nelle fasi iniziali, hanno incontrato la famiglia e la persona ospitata tenendo conto della possibilità che hanno entrambi di poter seguire la convivenza dall’inizio alla fine e dal fatto che non siano già impegnati in un’altra ospitalità. Si consiglia, prima di avviare l’incontro conoscitivo atto a stabilire un contatto diretto tra la famiglia ospitante e la persona ospitata, di fare una verifica circa la situazione contingente di entrambi. Nonostante sia auspicabile che i GT mantengano un rapporto continuativo con tutti gli iscritti, talvolta può trascorrere un tempo senza che si incontrino le persone, per impegni personali e/o professionali. Per tale motivo e non solo, una volta individuato il facilitatore, torna utile fissare un incontro di ulteriore conferma e approfondimento in virtù della convivenza ipotizzata dal gruppo abbinamento per essere sicuri che le progettualità, le risorse, le condizioni di entrambi non inficino l’ipotesi di convivenza pensata. 

In questa fase si concretizza il progetto di RWI ed è qui che la filosofia espressa nella metodologia trova la sua forma. Siamo partiti dal presupposto che il confronto/incontro tra le persone che si propongono per essere ospitate, gli spazi familiari e i facilitatori dell’ospitalità, è rivolta alla realizzazione di processi dialogici e partecipati dove i contenuti e i significati siano utili e rilevanti per tutti gli attori che da essi sono coinvolti” ed è su questo terreno che si organizzerà l’incontro tra la famiglia ospitante e la persona ospitata. I facilitatori, come dice la parola stessa, coadiuvano la relazione e l’incontro agendo quella che i sociologi chiamano l’“osservazione partecipata”. 

Non esiste un luogo “preferibile” dove svolgere questo primo incontro. Tendenzialmente si predilige uno spazio “neutro” cioè privo di riferimenti che potrebbero “inquinare” la finalità dell’incontro soprattutto per i facilitatori che saranno impegnati ad osservare le dinamiche e la fluidità della relazione rimanendo obiettivi e contemplando che imbarazzi o curiosità, iniziali e vicendevoli, sono assolutamente previsti e poco rilevanti al fine dell’abbinamento. Ciò non toglie che il primo incontro possa svolgersi direttamente in famiglia, se la stessa lo predilige e il possibile ospitante si senta a suo agio, o nel luogo dove il gruppo abbinamento svolge gli incontri settimanali. L’importante è che tutti i partecipanti si sentano ugualmente attivi e impegnati nel porre le basi per una conoscenza che senza alcun rigore preventivo possa naturalmente concretizzarsi in una convivenza o in una reciproca conoscenza. I facilitatori avranno già chiarito, durante le fasi precedenti, che l’incontro tra famiglia ospitante e persona ospitata non è vincolante ed entrambi hanno la responsabilità di condividere intenzioni, dubbi, domande e confronti utili sul progetto che si sta ipotizzando. La nostra esperienza porta a identificare un periodo di conoscenza reciproca, seppur variabile, relativamente breve ovviamente nel rispetto dei tempi di tutti/e i/le partecipanti. Nel primo incontro è fondamentale verificare se i criteri di “compatibilità” ipotizzati durante le riunioni del Gruppo Abbinamento trovino un riscontro pratico e che la relazione si svolga il più possibile in un clima di condivisione e reciproca partecipazione. 

A seguire sarà compito dei facilitatori fare una telefonata di verifica con la famiglia e con la persona che si propone di essere ospitata per verificare che l’incontro sia stato positivo per entrambi dopodiché sarà nella riunione del Gruppo Abbinamento che si riporteranno gli esiti del primo incontro e si deciderà definitivamente l’avvio della convivenza. 

Nel caso in cui ci sia bisogno di ulteriori incontri richiesti indistintamente dalla famiglia, dalla persona che andrebbe ospitata e/o dai facilitatori non si esiterà a rimandare l’avvio dell’ospitalità: l’urgenza non è un criterio che RWI riconosce o che in alcun modo tende a seguire. Molto utile e con esiti positivi nelle accoglienze esperite da RWI è sollecitare la possibilità di svolgere altri incontri meno “formali” e che spesso si concretizzano in momenti di socialità condivisa come una cena, una gita o un pomeriggio in famiglia. 

Nel caso in cui uno degli attori coinvolti in questa relazione non si senta di dare inizio all’ospitalità per problemi di carattere sia soggettivo che oggettivo sarà cura dei facilitatori comprendere se si tratti di un timore iniziale dovuto a intraprendere un percorso che può destabilizzare la situazione familiare/personale attuale – elemento questo che sarà sicuramente già emerso durante le fasi di conoscenza e su cui si può dare rimando oggettivo e quindi provare a superarlo - o se, diversamente, l’incontro non ha avuto un esito positivo a livello più soggettivo/empatico e in questo caso non sarà in nessun modo auspicabile stimolare l’avvio della convivenza. Per esperienza possiamo dire che sono rari i casi in cui ciò avvenga: l’attenzione posta nelle fasi precedenti difficilmente porterà in questa direzione ma nel caso in cui succeda, avendo definitivo con chiarezza e onestà i passi e la filosofia di Refugees Welcome, nessuno si troverà a disagio nell’esprimere la propria difficoltà ad ospitare quella persona o ad essere ospitati in quella famiglia. 

Nel caso auspicabile in cui gli attori che hanno partecipato a questi primi incontri siano positivi rispetto alla proposta del gruppo Abbinamento si procederà con la firma del Patto di ospitalità e l’avvio della convivenza.

Step 1 : Scheda abbinamento 1/2

Lo strumento raccoglie tutte le informazioni relative all'abbinamento.


Step 2 : Scheda abbinamento 2/2

Lo strumento raccoglie tutte le informazioni relative all'abbinamento.

Tips

  •  

    Non ci sono ricette magiche o segreti per la costruzione di un buon abbinamento, ma occorre grande attenzione nella interpretazione di tutte le informazioni raccolte nelle fasi di profilatura e in particolare a tutto questo: 

    Aspettative e motivazioni della famiglia e della persona ospitata 

    Aspetti caratteriali 

    Attese emotive 

    Rispettive disponibilità di tempo 

    Orari degli impegni di ciascuno 

    Luogo dell’abitazione e la compatibilità con gli impegni e l’autonomia nella mobilità della persona ospitata 

    Capacità della famiglia nell’attivare reti, risorse e tempo personale nella guida verso l’autonomia e/o ricerca attiva del lavoro 

    Capacità dell’ospite di attivarsi e cogliere le opportunità/proposte offerte dalla famiglia 

    Possibilità di mantenere le relazioni abituali per la persona ospitata (amici, familiari, punti di riferimento)

  • Non abbiate fretta di proporre un abbinamento. Può darsi che abbiate varie famiglie disposte ad accogliere e varie persone in cerca di ospitalità in un certo territorio, ma non ci paiono abbinabili. Bisogna continuare a cercare. 

    Scegliete con la massima cura il luogo e il tempo per gli incontri conoscitivi: l’ideale è che siano confortevoli per tutti. 

    Ricordate a tutti che ci si può sempre tirare indietro: l’importante è dare ai facilitatori la possibilità di gestire al meglio la situazione, senza forzare nessuno e senza promettere ciò che non è possibile.

Warnings

  • Che obiettivi ha?

    Individuare gli abbinamenti ideali rispetto alle informazioni raccolte.

    Verificare se mancano alcune informazioni rispetto a famiglie disponibili o persone che vogliono essere ospitate.

    Dar vita all’avvio dell’accoglienza in famiglia per tutti coloro che sono idonei e hanno espresso questo bisogno.

  • Cosa rappresenta?

    È il precipitato di tutto il lavoro svolto fin qui nella redazione delle schede profilo famiglia e schede profilo persone in cerca di ospitalità. Si tratta di mettere assieme tutte le possibilità che abbiamo e scegliere gli abbinamenti migliori e di interpretare con la massima attenzione le informazioni raccolte.

  • Chi deve svolgerla?

    I facilitatori che hanno predisposto le schede profilo famiglia/persona ospitata, nella riunione del gruppo abbinamento, si confrontano e valutano le ipotesi migliori.

  • Complessità:

    Dalla nostra esperienza abbiamo rilevato che tra gli elementi importanti per evitare fallimenti nella futura convivenza sia necessario avere una particolare attenzione su alcuni aspetti:

    Accogliere le aspettative di tutti ma essere sinceri e realisti: le aspettative della famiglia sono sempre molto alte, in particolare ci si aspetta di creare una relazione significativa con la persona ospitata e ci si aspetta di contribuire in modo decisivo al progetto di autonomia. Ci sono anche fattori esterni e indipendenti da un buon abbinamento, questo va sempre tenuto presente. Inoltre, la persona che verrà ospitata è in uno stato d’animo diverso, di bisogno, di speranza, di difficoltà o di paura: non sempre esiste lo spazio interiore per aprirsi verso la famiglia ospitante.

    Fare chiarezza per tutti riguardo le regole pratiche della convivenza: la famiglia ospitante, nella maggior parte dei casi si aspetta ciò che tendenzialmente si richiede a un figlio adulto: rispetto degli orari, avvisare circa ritardi e cambi di programma, rientrare la notte dopo le uscite, collaborare nella gestione delle incombenze casalinghe. Alcuni aspetti possono sembrare banali, ma investono la sfera della fiducia e vanno tenuti in grande considerazione.

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